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Syrphidae
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I mwbaSirfidi (mwbqSyrphidae mwbgLatreille, 1802) sono una vasta e mwbwcosmopolita mwcafamiglia di mwcqinsetti dell'mwcgordine dei mwcwDitteri (mwdaBrachycera: mwdqCyclorrhapha) comprendente oltre 6000 mwdgspecie. È caratterizzata da una spiccata eterogeneità, sia nella mwdwmorfologia di tutti gli stadi, sia nell'mweaetologia degli stadi giovanili.

L'importanza di questa famiglia è dovuta a due distinti aspetti: gli adulti sono tra i più comuni e diffusi mweginsetti impollinatori, secondi per importanza solo agli mwewImenotteri Apoidei; inoltre, le mwfalarve di molte delle sue specie sono mwfqpredatrici attivissime di insetti mwfgfitofagi, in particolare degli mwfwAfidi. Nella loro generalità, i Sirfidi rientrano perciò fra gli insetti ausiliari di maggiore importanza. Nell'ambito della famiglia si riscontra una marcata eterogeneità nella biologia delle larve, per quanto l'aspetto accennato sia fondamentalmente il più importante nell'ambito dell'Entomologia applicata.

In mwgqinglese sono noti con due differenti nomi comuni. Fra i mwggbritannici ricorre il nome di mwgwhover flies, dove mwhahover indica il tipico volo stazionario degli mwhqelicotteri. Fra gli mwhgstatunitensi è invece frequente il nome mwhwflower flies (mwiaflower, "fiore"), che fa riferimento alla frequenza con cui i Sirfidi si rinvegono sui fiori. Le mwiqlarve delle forme acquatiche sono note, in mwigitaliano come "vermi a coda di topo", per il singolare sviluppo del sifone respiratorio.

Contents

Capo
Torace
Addome
Ciclo
Note

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Morfologia degli adulti

L'adulto ha dimensioni variabili secondo la specie, con corpo lungo da 5 mwkgmm a 2,5 mwkwcm, di forma tozza o più o meno sottile ed allungata. Il mwlategumento è spesso ricoperto da una densa peluria. La mwlqlivrea è l'elemento morfologico più evidente in molte specie, per la presenza di colori anche vivaci, spesso con riflessi iridescenti e metallici e con la frequente pigmentazione dell'addome a bande o macchie gialle o brune alternate a colori più scuri o al nero. L'insieme di questi caratteri rende gli adulti dei Sirfidi fortemente somiglianti alle mwlgapi e alle mwlwvespe, al punto di renderli facilmente confondibili agli occhi dei meno esperti. Il mwmamimetismo batesiano, nell'ambito dei Ditteri, non è però esclusivo dei Sirfidi, in quanto ricorre anche in altre famiglie, come gli mwmqAsilidi, i mwmgConopidi e i mwmwBombilidi.

Capo

Il mwngcapo è relativamente grande, provvisto di tre mwnwocelli e due grandi mwoaocchi composti, mwoqoloptico nella maggior parte dei maschi, mwogdicoptico nelle femmine. Gli occhi hanno in genere una pigmentazione uniforme, ma non mancano specie con pigmentazione zonale degli occhi, a bande o a macchie irregolari. Del tutto assenti le setole.

Le mwpaantenne sono di tipo aristato, a volte inserite su una prominenza frontale che può essere particolarmente lunga (mwpqCeriana). Il loro aspetto può variare sensibilmente nell'ambito della famiglia: lo mwpwscapo e il mwqapedicello hanno forma cilindrica e lunghezza variabile; varia è anche la forma del primo mwqqflagellomero; l'arista è, infine, relativamente breve, formata da due segmenti, talvolta tre, ed è inserita sul primo flagellomero in posizione dorsale, talvolta subapicale o apicale.

L'mwqwapparato boccale è del tipo mwralambente-succhiante, di lunghezza variabile ma correlata alla lunghezza del cranio.

Torace

Il mwtqtorace presenta spesso conformazioni di alcuni mwtgscleriti specifiche di determinati generi. La mwtwchetotassi è varia ed è un importante elemento di determinazione tassonomica. Setole o processi spiniformi possono essere presenti sull'mwuaepisterno dorsale, sul mwuqnotopleuron, nella zona posteriore del mwugmesoscuto e sui margini dello mwuwscutello. Peli diffusi possono essere presenti sul mwvapronoto, frange di peli differenziati possono essere presenti sul margine anteriore dello scuto (eventualmente una fila trasversa) o sullo scutello (una o più file). La pelosità è sempre presente oppure presente con particolari conformazioni in diversi scleriti delle mwvqpleure.

Le mwvwzampe sono generalmente sottili e di moderata lunghezza. Nella generalità della famiglia non si presentano formazioni e conformazioni ricorrenti, ma nell'ambito dei singoli generi si possono riscontrare conformazioni particolari dei singoli segmenti oppure la presenza di speroni, processi spinosi o altre formazioni.

Le mwwqali sono ben sviluppate, ialine o offuscate su tutta la superficie o su specifiche regioni, con membrana glabra o rivestita da una fitta peluria. Lo mwwgpterostigma può essere presente o meno e si posiziona lungo il tratto terminale della vena Rmwww1 o fra le terminazioni della subcosta e di Rmwxa1. Il lobo anale e l'mwxqalula sono in genere ben sviluppati e nel loro insieme conferiscono all'ala dei Sirfidi un profilo approssimativamente triangolare. In alcune specie, queste regioni possono ridursi più o meno sensibilmente fino ad essere del tutto assenti.

Nervatura alare

La nervatura alare presenta una marcata variabilità nell'ambito della famiglia e, in generale, una morfologia di non facile interpretazione a causa delle anastomosi terminali nel sistema mediano. Tuttavia si possono individuare due elementi morfologici ricorrenti:

1. Presenza della mw2qvena spuria o mw2gfalsa vena. Assente negli altri Ditteri, questo carattere è presente, tranne poche eccezioni, in tutti i Sirfidi. Si tratta di un leggero ispessimento longitudinale o una plica che si estende per buona parte delle cellule comprese fra il sistema radiale e quello mediano, ovvero attraversa la mw2wprima cellula basale (mw3abr) e la prima cellula posteriore (mw3qrmw3g5) e interseca, nel suo percorso, la vena trasversa radio-mediale (r-m). Nel complesso, la vena spuria conferisce alla nervatura dei Sirfidi un aspetto atipico della nervatura, al punto da renderli facilmente identificabili, nell'ambito dei Ditteri, ad un esame mirato.
2. Assenza di terminazioni dei rami della media sul margine posteriore. I rami terminali della media, in generale, non raggiungono il margine posteriore dell'ala, ma deviano convergendo sulla vena antecedente (Mmw4a1) o sono ridotti a brevi monconi ciechi (Mmw4q2) che non raggiungono il margine. La regione remigante posteriore presenta perciò, in corrispondenza del sistema mediano, un'unica membrana compresa fra il margine posteriore dell'ala e un sistema composto da due cellule chiuse.

La mw4wcosta si interrompe in corrispondenza della terminazione Rmw5a4+5, in corrispondenza dell'apice dell'ala o prima di esso. La mw5qsubcosta è bene evidente e completa e raggiunge la costa in corrispondenza nel tratto intermedio del margine costale. Talvolta è presente il ramo posteriore della subcosta, indicato in genere come sc-r (vena trasversa subcostale-radiale), in quanto assume la conformazione di una vena trasversa che connette la subcosta al ramo anteriore della radio.

La mw5wradio si divide sempre in tre rami, Rmw6a1, Rmw6q2+3 e Rmw6g4+5. La loro conformazione può tuttavia variare notevolmente. Il ramo anteriore (Rmw6w1) può terminare sul margine costale poco dopo la terminazione della subcosta, ma spesso assume nel tratto terminale un percorso parallelo al margine e confluisce in una posizione nettamente più distale, in corrispondenza della curvatura distale del margine costale. Il primo ramo del mw7asettore radiale, Rmw7q2+3, tende a curvare in avanti, in corrispondenza del tratto terminale, e a divergere perciò dal secondo ramo, confluendo sul margine costale, a breve distanza da Rmw7g1 o, addirittura, su Rmw7w1, chiudendo in quest'ultimo caso la cellula marginale (rmw8a1). Il secondo ramo del settore radiale, Rmw8q4+5, può avere anch'esso differenti conformazioni, ma raggiunge sempre il margine dell'ala, in corrispondenza della terminazione della costa. Il suo percorso può essere più o meno diritto, ma spesso forma una convessità più o meno profonda, che si incunea nella prima cellula posteriore, come avviene ad esempio in diversi Eristalini. Al posto di questa convessità può essere presente una leggera curvatura o un'angolazione, da cui parte un breve moncone (mw8wCeriana) verso la prima cellula posteriore.

L'origine del mw9gsettore radiale è in posizione nettamente più distale rispetto alla vena omerale e la sua biforcazione si posiziona a circa metà della lunghezza dell'ala. Conseguenza di questa conformazione è la posizione della radio-mediale, che in genere ricade nella metà distale dell'ala.

La mw-amedia si divide in due rami, Mmw-q1 e Mmw-g2, oppure è indivisa, per l'assenza di Mmw-w2. La conformazione della parte terminale dei rami della media definisce molte peculiarità proprie della nervatura alare dei Sirfidi:

• la biforcazione Mmw-g1+2 ha una posizione più distale rispetto al vertice della cellula discale e si trova in prossimità del margine;
• il ramo Mmwaqa1 si posiziona parallelamente al margine posteriore oppure ha un andamento ricurvo, più o meno convesso rispetto al margine posteriore. In ogni caso, si dirige in avanti e confluisce nel tratto terminale di Rmwaqe4+5, chiudendo perciò la prima cellula posteriore; a volte produce un breve moncone, diretto verso il margine posteriore;
• il ramo Mmwaqm2, quando è presente, è ridotto ad un breve moncone e non raggiunge il margine dell'ala;
• il tratto distale Mmwaqu1+2 è relativamente breve e spesso si raccorda armonicamente con Mmwaqy1 formando una curvatura che rende poco evidente la biforcazione Mmwaqc1+2, soprattutto quando Mmwaqg2 scompare del tutto;

La mwaqocubito e la mwaqsprima anale sono ben conformate. Il secondo ramo della cubito (CuAmwaqw2) si fonde con l'anale in un breve tratto comune in prossimità del margine dell'ala, chiudendo ad angolo acuto la mwaq0cellula cup. Il tratto comune Amwaq81+CuAmwara1, in genere, raggiunge il margine dell'ala, ma può anche essere incompleto o debolissimo. Il tratto libero di CuAmware1 può essere ridotto ad un breve moncone oppure è evanescente o manca del tutto, perciò non raggiunge il margine dell'ala; spesso si raccorda con la medio-cubitale discale (mwaridm-cu) rendendo curvilineo il vertice distale posteriore della cellula discale. Nell'insieme, queste conformazioni della regione remigante posteriore conferiscono un aspetto particolare alla nervatura alare dei Sirfidi, che in genere mostra due vene anastomizzanti ad andamento curvilineo e approssimativamente parallelo al margine posteriore.

L'insieme delle cellule chiuse, nei Sirfidi, è rappresentato dalle due mwarqcellule basali (br e bm), dalla cellula cumwarup, dalla prima posteriore (rmwary5 o rmwarc4+5) e dalla cellula discale. Le prime tre si dispongono, in ordine antero-posteriore, nella metà basale dell'ala, le altre due nella metà distale. A queste si aggiunge eventualmente la cellula marginale (rmwarg1) nei generi in cui la vena rmwark2+3 confluisce sul ramo anteriore della radio.

La prima cellula basale (br) presenta due peculiarità ricorrenti, dovute alla posizione e allo sviluppo in lunghezza della radio-mediale: la radio-mediale si posiziona a metà dell'ala o anche oltre e, in genere, è relativamente lunga. Conseguenza di questa conformazione è che la prima cellula basale tende ad allargarsi all'estremità distale e si prolunga in lunghezza sormontando anteriormente parte della cellula discale. La posizione relativa della radio-mediale, rispetto alla cellula discale, è variabile: confluisce, infatti, a metà della cellula discale, oppure nella metà basale o nella metà distale. La seconda cellula basale ha la conformazione tipica ricorrente nella maggior parte dei Ditteri: è infatti relativamente stretta e allungata, con estremità distale leggermente allargata e delimitata dalla confluenza della medio-cubitale basale (mwarsbm-cu) sul primo ramo della cubito anteriore. Poiché queste due vene si posizionano all'altezza della biforcazione del settore radiale, la seconda cellula basale termina in genere all'altezza di quest'ultima e si presenta nettamente più breve della prima basale e della cumwarwp. La cellula cumwar0p è molto più lunga del tratto terminale Amwar41+CuA, è bene sviluppata in larghezza e si contrappone al lobo anale. L'estremità distale è acuta. La prima cellula posteriore, indicata con rmwar85 o rmwasa4+5, presenta una grande varietà di forme, in subordine alla conformazione delle vene Rmwase4+5 e Mmwasi1; in genere ha un profilo irregolare, caratterizzato anche dai contorni curvilinei che spesso assumono le suddette vene, e si dispone in posizione subapicale, nella metà distale della regione remigante posteriore. La cellula discale, infine, ha un profilo irregolarmente quadrangolare, progressivamente più largo passando dall'estremità prossimale a quella distale, e si posiziona al centro della regione remigante posteriore.

Addome

L'mwassaddome è caratterizzato dalla frequente colorazione a bande o macchie alternate degli mwaswurotergiti. La forma varia sensibilmente nei vari sottogruppi. In genere è ovale, ma può presentarsi anche allungato e ristretto nella parte basale (addome mwas0peziolato) oppure breve e largo o, più raramente, largo alla base e gradualmente assottigliato all'apice. I tergiti sono ampi e convessi e si estendono lateralmente fino alla parte ventrale.

La conformazione dell'addome dei maschi è caratterizzata, come nella generalità dei Ciclorrafi, dalla complessa struttura degli mwas8uriti genitali a causa della loro torsione assiale e della retroflessione: gli uriti 5-8 (o 6-8) sono ruotati di 180° e il nono urite di altri 180°, con una complessiva torsione di 360° dell'mwataipopigio; l'ipopigio è inoltre retroflesso e posizionato sotto gli uriti pregenitali.

Le femmine hanno gli uriti 1-5 normalmente sviluppati e i successivi telescopici e leggermente sclerificati e normalmente sono retratti all'interno dei precedenti.

Morfologia degli stadi preimmaginali

La morfologia e l'anatomia delle mwatolarve, in relazione ai differenti habitat e comportamenti, è estremamente variabile. Di norma si riscontra una certa omogeneità nell'ambito dei singoli generi, anche se alcuni di questi possono presentarsi a loro volta eterogenei sia nell'etologia sia nella morfologia delle larve (mwatsVolucella e mwat0Cheilosia).

La mwaualarva è mwaueapoda, di forma essenzialmente fusiforme: secondo il genere può essere larga e appiattita, cilindrica oppure subconicacite-ref-viggiani80-1-0[1]. In quest'ultimo caso la forma è dovuta al minore sviluppo, in diametro, dei 4 segmenti del mwauycefalotorace rispetto a quelli addominali. Il cefalotorace è retrattile. Il tegumento ha colori abbastanza vivaci, spesso con tonalità gialle o verdastre, e reca ornamenti sotto forma di setole spiniformi o verruche. Nelle larve mature sono presenti 12 spine in ogni segmento addominale ad eccezione dell'ultimo che ne ha un numero inferiore. Posteriormente l'addome si prolunga in un sifone respiratorio, detto impropriamente mwauccoda. In alcune specie, le cui larve si sviluppano in acque stagnanti, la lunghezza del sifone può superare anche i 25 mwaugcm.

L'apparato boccale cambia secondo il regime trofico e il grado di obbligatorietàcite-ref-2[2]: nelle forme fitofaghe e micetofaghe è provvisto di uncini ed è adatto a raschiare e raccogliere il cibo nella bocca; nelle forme entomofaghe varia nella struttura, ma fondamentalmente è adatto a ghermire la preda e lacerarne o perforarne il tegumento e i tessuti; nelle forme saprofaghe, infine, è privo di uncini ed è modificato in modo da funzionare come organo filtrante.

Lo sviluppo larvale passa attraverso tre stadi. La larva di 1ª età possiede un solo paio di mwavmstigmi nell'ottavo urite (larve mwavqmetapneuste), quelle di 2ª e 3ª possiedono invece due paia di stigmi, uno toracico e uno addominale (larve mwavuanfipneuste).

La mwavcpupa, come in tutti i Ciclorrafi, si sviluppa all'interno di un mwavgpupario formato dalla modificazione chimico-strutturale del tegumento dell'ultimo stadio larvale. Il pupario dei Sirfidi ha una caratteristica forma ad mwavkotre, globoso anteriormente e affusolato posteriormente, convesso nella faccia dorsale e appiattito nella faccia ventrale.

Biologia

Biologia degli adulti

Gli adulti dei Sirfidi sono insetti tipicamente diurni ed eliofili e si rinvengono facilmente in volo sui fiori. La loro dieta si basa sull'assunzione di liquidi mwawezuccherini e mwawipolline, perciò si nutrono essenzialmente di mwawmnettare, mwawqmelata e polline. Più o meno occasionalmente diversi sirfidi si alimentano anche succhiando gli essudati emessi dalle ferite delle piante o da materiale organico in decomposizionecite-ref-3[3]cite-ref-matile-4-0[4]. La specializzazione alimentare degli adulti dei Sirfidi e, di conseguenza, le loro abitudini, spiegano probabilmente l'elevata frequenza del mimetismo batesiano, che in questa famiglia ricorre molto più che negli altri ditteri.

Sono formidabili volatori, tuttavia risentono negativamente di condizioni climatiche avverse quali le basse temperature, l'umidità, la ventositàcite-ref-bugg-5-0[5]. In queste condizioni tendono a stazionare su superfici riparate ed esposte al sole.

Il loro volo è caratteristico: roteando velocemente le ali, possono restare immobili, sospesi nell'aria (volo stazionario), o possono spostarsi lateralmente a semicerchio, restando sempre rivolti verso il loro obiettivo. Si può comunemente osservare questo tipico volo prima che il sirfide si posi su un fiore. Un aspetto comportamentale importante, ai fini della mwaxmlotta biologica e mwaxqintegrata, è la mobilità di questi insetti. Fra le specie dei Sirfidi mwaxuentomofagi ve ne sono alcune stanziali, altre invece migratrici. Gli individui di queste ultime danno luogo a migrazioni di massa, verso ambienti favorevoli, nella tarda estate e in autunno, allo scopo di svernarecite-ref-burgio4546-6-0[6]. A proposito delle migrazioni di massa, Matile (1993) riporta che possono svolgersi anche su un fronte largo 2000mwaxo km e profondo 1400mwaxs km e possono attraversare ostacoli naturali come il mwaxwCanale della Manica o le mwax0Alpicite-ref-matile-4-1[4]. Spostamenti di massa possono svolgersi anche nel territorio secondo la distribuzione delle infestazioni di afidi, ma questo fenomeno non ha attinenza con quello della migrazione vera e propriacite-ref-matile-4-2[4].

La notevole mobilità, alla ricerca di ambienti più favorevoli per la loro nutrizione e per la vita delle larve, è tale che alcune specie sarebbero in grado di percorrere anche 100 mway0km in un giornocite-ref-burgio4546-6-1[6]. Il comportamento in relazione alle condizioni climatiche, al ciclo e alle migrazioni è importante in quanto per molte specie si verificano periodi dell'anno in cui tendono ad essere maggiormente presenti in un determinato ambiente e a presentarsi più o meno precocementecite-ref-bugg-5-1[5]cite-ref-viggiani7980-7-0[7].

L'importanza dei Sirfidi come impollinatori, superiore a quella di altri mwazspronubi, si deve a due particolari aspetti etologicicite-ref-burgio4546-6-2[6]:

• ogni individuo visita fiori della stessa specie, se questi sono presenti in quantità significative; questo comportamento favorisce naturalmente il trasferimento del polline fra piante diverse della stessa specie e, quindi, l'impollinazione incrociata;
• il numero di fiori visitati sarebbe superiore a quello strettamente necessario per soddisfare i fabbisogni nutritivi del sirfide.

Una femmina depone in media da 500 a 1000 uova, in gruppi o isolate. La fase riproduttiva è un aspetto particolarmente critico in molte specie, in quanto la fecondità è strettamente correlata alla disponibilità nutritiva e le ovideposizioni sono influenzate da molteplici stimoli ambientali. La risultante di questi fattori, molti di non facile controllo, può condizionare in senso positivo o negativo l'efficacia dell'attività predatoria in un determinato ambiente.

Biologia delle larve

Il regime alimentare delle larve di Sirfidi varia secondo il gruppo sistematico, in genere con una omogeneità nell'ambito di singoli generi e/o tribù. La varietà alimentare si riconduce a tre tipologie fondamentalicite-ref-mpd87-8-0[8]:

• mwabiMicetofagia associata o meno alla mwabmfitofagia: si riscontra in alcuni generi degli Eristalinae che fanno capo alle tribù degli Eumerini (mwabyEumerus e mwabgMerodon) e dei Rhingiini (mwabsCheilosia e mwab0Portevinia).
• mwacaEntomofagia, manifestata fondamentalmente con la mwacepredazione: si riscontra nella generalità dei Syrphinae e dei Microdontinae, mentre negli Eristalinae si riscontra in tutta la tribù dei Pipizini e in quasi tutto il genere mwacuVolucellacite-ref-9[9].
• mwacwSaprofagia: è il comportamento alimentare più frequente, in quanto coinvolge la maggior parte degli Eristalinae.

La fitofagia, più o meno obbligata, si manifesta in varie forme. In alcuni generi (negli Eumerini) è il microambiente a determinare un regime dietetico misto, in quanto la larva si sviluppa a spese di tessuti vegetali colonizzati da miceli fungini, in altri casi si può parlare di fitofagia vera e propria, con la larva che si sviluppa usualmente a spese di determinati organi (mwac4radici, steli, foglie, ecc.). Le larve fitofaghe attaccano più frequentemente le mwac8Asteraceae, in particolare alcune mwadaCheilosia associate a specie del genere mwadimwadmCirsium. Gli attacchi si rivolgono in particolare sulla parte basale delle piante (radici e fusto). Sono inoltre segnalati anche casi di larve di sirfidi fillominatrici su mwadqCrassulaceaecite-ref-10[10]. Larve dei generi mwadkEumerus e mwadsMerodon si rinvengono invece nei bulbi delle mwad0Liliaceaecite-ref-11[11]. In generale il livello di dannosità delle specie fitofaghe, da un punto di vista economico, è modesto.

L'entomofagia può assumere aspetti differenti secondo il gruppo sistematico. Nella maggior parte del genere primitivo mwaecVolucella (fanno eccezione le larve di mwaegVolucella inflata, saprofaghecite-ref-mpd87-8-1[8]), la zoofagia è una forma facoltativa associata all'mwae4etologia: queste larve vivono come mwae8commensali nei nidi di mwafainsetti sociali (mwafeformiche, mwafivespe, mwafmbombi, mwafqtermiti) e si nutrono indifferentemente di quanto vi trovano; nella loro dieta ricorre il mwafupolline o altre riserve nutritive ammassate dalle operaie, larve di imenotteri vive o morte, uova.

Una forma di zoofagia più specializzata si riscontra con l'mwafcoofagia sistematicamente praticata da larve di sirfidi associate ai nidi delle formiche. Questo comportamento si rileva nella generalità delle larve di mwafgMicrodon e in mwafoVolucella inaniscite-ref-mpd87-8-2[8].

La generalità dei Syrphinae e dei Pipizini mostra invece un vero e proprio adattamento evolutivo verso la predazione. In questi sirfidi la dieta è rappresentata da insetti di piccole dimensioni e dal tegumento molle. La maggior parte delle specie preda abitualmente gli mwageafidi, ma alcune specie estendono la loro attività anche a spese di altri mwagiomotteri o di stadi giovanili di mwagmtisanotteri, mwagqlepidotteri, mwaguditteri e mwagycoleotteri). Alcuni aspetti etologici, relativi all'ovideposizione, supportano l'ipotesi che la zoofagia di questi sirfidi sia un adattamento evolutivo originato da una fitofagia ancestralecite-ref-12[12].

La morfologia delle larve dei sirfidi entomofagi è inconsueta per un predatore che conduce vita all'aperto. Nella generalità degli olometaboli, le larve predatrici sono in genere mwagwcampodeiformi e dotate di arti cursori robusti, mentre le larve zoofaghe apode sono in genere mwag0parassitoidi oppure, frequenti nel caso dei ditteri, vivono immerse in substrati costituiti da materiali organici in decomposizione (legno, lettiera, detriti vari, ecc.). Le larve dei sirfidi sono invece apode, ma vivono all'aperto sulla vegetazione frequentata dalle loro prede abituali, gli afidi. La larva si muove all'interno della colonia di afidi e si nutre afferrando la preda con gli uncini che formano l'apparato boccale cefalo-faringeo, la solleva e ne succhia gli umori interni. Caratteristica di questi sirfidi è la ricorrenza del mwag4mimetismo criptico.

Le larve afidofaghe hanno un'intensa attività e una particolare voracità: in 1-2 settimane di sviluppo una sola larva preda 400 afidicite-ref-viggiani80-1-1[1]cite-ref-burgio48-13-0[13]cite-ref-osservatorio-14-0[14]. Secondo Schneider (1969), le larve di alcune specie diventano più voraci e intensificano l'attività predatoria in condizioni di bassa mwaieumidità relativacite-ref-burgio48-13-1[13]cite-ref-15[15].

Infine la saprofagia rappresenta il comportamento trofico fondamentale della maggior parte degli Eristalinae, con una notevole varietà di comportamenti e habitat. In molti generi l'habitat è fondamentalmente terrestre e il substrato di crescita è rappresentato dal legno marcescente, dalla mwaislettiera vegetale che si deposita in ambienti più o meno umidi, dalle deiezioni animali. In altri generi le larve hanno invece un habitat prettamente acquatico, rappresentato, secondo il gruppo sistematico, dall'acqua raccolta nelle cavità, dal fondo melmoso dei pantani, dalle acque luride di fosse settiche e fognature, liquami, ecc.

Questi due tipi etologici fondamentali hanno sviluppato differenti morfologie, la prima adatta alla vita in un ambiente terrestre, la seconda in ambiente acquatico. Le larve di quest'ultimo tipo, dette comunemente mwai0vermi a coda di topo, sono caratterizzate dalla particolare lunghezza del sifone respiratorio, retrattile.

Ciclo

Con riferimento alle specie entomofaghe, nei Sirfidi si riscontrano diversi tipi di ciclo biologico che possono essere ricondotti a 3 casicite-ref-viggiani7980-7-1[7]cite-ref-16[16]:

1. Ciclo polivoltino.
2. Ciclo bivoltino.
3. Ciclo univoltino.

Le specie a ciclo polivoltino sono migratrici e svolgono più generazioni l'anno. Svernano allo stadio di larva o pupa (es. mwaj0Syrphus sp.) oppure di femmina adulta (es. mwaj8Episyrphus sp.). In particolare, le specie che svernano allo stadio di adulto hanno una comparsa precoce in mwakeprimavera e sono efficaci per il controllo delle prime infestazioni di afidicite-ref-viggiani7980-7-2[7].

Le specie a ciclo bivoltino svolgono due sole generazioni, una in tarda primavera-inizio estate, l'altra a fine estate-inizio autunno, con una pausa estiva. Lo svernamento ha luogo allo stadio di larva.

Le specie a ciclo univoltino sono stanziali e svolgono una sola generazione in primavera. La mwakgdiapausa è molto lunga e si protrae dall'estate alla primavera successiva allo stadio di larva.

Ecologia

Le interazioni dei Sirfidi con l'ambiente sono di fondamentale importanza ai fini dell'efficacia del controllo naturale delle infestazioni afidiche da parte di questi predatori. In particolari contesti i Sirfidi sono potenzialmente più efficaci di altri inesorabili predatori di afidi, quali i mwaleCoccinellidi e i mwaliCrisopidicite-ref-bugg-5-2[5]cite-ref-17[17]. Questa superiorità si rivela soprattutto nell'individuazione di colonie infestanti localizzate e, quindi, i Sirfidi si prestano in particolare per combattere le infestazioni afidiche nelle prime fasi.

Si può riassumere l'efficacia predatoria dei Sirfidi nelle seguenti caratteristichecite-ref-viggiani78-18-0[18]:

• l'attività predatoria, in primavera, è molto precoce;
• gli adulti hanno una notevole mobilità;
• la presenza è garantita in un intervallo di tempo piuttosto ampio nel corso dell'anno, da mwamqaprile a mwamusettembre, nelle condizioni ambientali dell'Italia settentrionalecite-ref-osservatorio-14-1[14];
• hanno un'estrema voracità;
• le larve si muovono con facilità anche su piante pubescenti, che invece sono poco favorevoli ai movimenti delle larve di mwamwcrisope.

A fronte della loro potenziale efficacia, i Sirfidi risentono fortemente dei fenomeni di degradazione ambientale, soprattutto per quanto riguarda il livello di mwam4biodiversità. Le ragioni di questo fattore di criticità risiedono nella biologia della mwam8riproduzione dei Sirfidi. La fecondità delle femmine è strettamente condizionata dalla dietacite-ref-bugg-5-3[5] e in particolare dalla componente pollinica. Ne consegue che l'attività riproduttiva è più intensa laddove esiste un'ampia disponibilità di piante in fiore; le stesse specie migratrici tendono a spostarsi in massa in zone più adatte alla riproduzione, ossia più ricche sotto l'aspetto della disponibilità nutritiva degli adulti. Quindi un requisito essenziale affinché ci sia un'intensa ovideposizione nella coltura infestata dagli afidi è la disponibilità di piante in fiore nelle strette vicinanze, condizione che spesso non si verifica in ambienti ad mwanqagricoltura intensiva. Ne sono un esempio le mwanuDrupacee: questi fruttiferi, oltre a produrre fiori poco appetibili per i pronubi, a causa della scarsa produzione di nettare, fioriscono all'inizio dell'attività vegetativa, mentre le infestazioni afidiche sono intense in postfioritura, durante l'accrescimento primaverile dei germogli. In una località dove si pratica la frutticoltura intensiva la biodiversità potrebbe drasticamente ridursi con il concorso di diversi fattori contestuali: l'eliminazione sistematica delle piante infestanti, la forte specializzazione colturale a livello comprensoriale, la carenza o assenza di mwanysiepi naturali, incolti e altre aree ricoperte da vegetazione spontanea, sono elementi che nel complesso riducono la disponibilità nutritiva per i sirfidi adulti pregiudicandone la presenza. Gli effetti positivi della vegetazione spontanea sull'entomofauna sirfidica negli mwancagrosistemi sono stati dimostrati da diverse indagini sperimentalicite-ref-burgio53-19-0[19]. Ad esempio, a mwanwBulls (mwan0Nuova Zelanda), Lövey mwan4et al. (1993) hanno riscontrato che la presenza di strisce coltivate a mwan8mwaoaPhacelia tanacetifolia e mwaoemwaoiCoriandrum sativum, ai limiti di appezzamenti coltivati a mwaomfrumento, in piena fioritura favoriscono la dispersione degli adulti di mwaoqMelanostoma mellinum in un raggio di 15 metri all'interno del campo di granocite-ref-20[20].

Un altro aspetto etologico ed ecologico di particolare importanza è il meccanismo con cui le femmine sono indotte a deporre le uova. Nei Sirfidi si riscontrano due differenti comportamenticite-ref-21[21]:

• alcune specie mostrano il comportamento tipico dei predatori: le ovideposizioni sono stimolate dalla presenza degli afidi, perciò procedono più intense laddove è maggiore l'infestazione. Gli stimoli sarebbero dovuti all'emissione di sostanze volatili da parte degli afidi;
• Altre specie mostrano un comportamento atipico: le ovideposizioni sono stimolate direttamente dalle piante a seguito di stimoli olfattivi, visivi e tattili. Le ovideposizioni, in questo caso, avvengono a prescindere dalla presenza e dall'intensità delle infestazioni afidiche.

I Sirfidi in lotta biologica e integrata

Sirfidi entomofagi

L'impiego dei Sirfidi nella mwap8lotta biologica e mwaqaintegrata si basa in generale sullo sfruttamento delle popolazioni naturali, perciò l'uso ordinario consiste nel mwaqemetodo protettivo. Negli ecosistemi sufficientemente tutelati i Sirfidi sono insetti alquanto comuni e possono essere presenti in quantità non trascurabili in termini di numero di specie. In proposito molti lavori di ricerca sui Sirfidi consistono in monitoraggi dell'entomofauna sirfidica con mwaqitrappole o retini, allo scopo di determinare le specie presenti. Ad esempio, Daccordi (1979) segnalò la presenza di ben 33 specie di sirfidi, di cui due terzi entomofagi, in un frutteto in mwaqmprovincia di Veronacite-ref-23[23]. Le ricerche dello stesso tipo, condotte soprattutto a partire dagli mwaqganni ottanta, hanno permesso la realizzazione di mwaqkmwaqochecklist specifiche, a livello sia nazionale, sia territoriale.

Il metodo protettivo richiede l'applicazione delle elementari norme di tutela dell'entomofauna utile e della biodiversità, perciò è fondamentale il ricorso a tecniche fitoiatriche a basso impatto e il rispetto, se non la predisposizione, di aree a vegetazione spontanea allo scopo di favorire il mantenimento delle popolazioni naturali. Per i motivi esposti in precedenza, nel caso dei Sirfidi è essenziale mantenere la presenza di piante in fioritura in prossimità delle colture da proteggere. A questo scopo è anzi consigliato l'apprestamento specifico di bordure di mwaqwmwaq0Phacelia tanacetifolia ai limiti degli appezzamenti coltivaticite-ref-burgio53-19-1[19]. Il pregio della mwariFacelia, pianta di origine americana, nota soprattutto nel settore dell'mwarmApicoltura, è quello di garantire una fioritura piuttosto lunga, da giugno fino all'autunno inoltrato ricorrendo a semine scalari, e di avere un'elevata produzione sia di nettare sia di pollinecite-ref-24[24].

Di particolare importanza è anche la ricchezza della cenosi sirfidica: la disponibilità di un alto numero di specie permette di sfruttare le sinergie provenienti da differenti etologie: tipo di ciclo, stimoli ambientali sull'ovideposizione, ecc.

Prove di lotta biologica con il mwasemetodo inoculativo e quello mwasiinondativo furono condotte già dagli anni ottantacite-ref-25[25]. In generale lo stadio più indicato per eseguire i lanci sarebbe quello di femmina feconda, in quanto garantisce la rapida propagazione delle ovideposizioni nei siti specifici di infestazione però l'impiego delle femmine feconde non è compatibile con l'applicazione su larga scala a causa delle difficoltà oggettive nel sistema di commercializzazione.

In mwasgEuropa, fra le società che operano nel settore della produzione e commercializzazione di organismi ausiliari, i sirfidi sono allevati e commercializzati solo dall'olandese Koppert limitatamente ad una delle specie più comuni, lmwaso'mwassmwaswEpisyrphus balteatuscite-ref-26[26]. Il sirfide è commercializzato in confezioni di due cartellini su cui sono affisse le pupe dalle quali si dovrebbe avere lo sfarfallamento di 50 femmine. L'impiego consigliato è per lanci inoculativi, a scopo preventivo, e inondativi, a scopo curativo. Nel primo caso sono consigliati 10 interventi a intervalli settimanali, con una densità di lancio di 50 femmine/mwateha, nel secondo caso 3 lanci a intervalli settimanali con una densità di 100 femmine/ha.

Sirfidi fitofagi

L'impiego dei sirfidi fitofagi nel controllo delle mwatqpiante infestanti è un ambito applicativo più recente e meno noto e fondamentalmente si basa su un singolo caso, quello della mwatuCheilosia corydon. Le larve di questo sirfide, di origine europea, minano gli steli delle giovani piante di alcune specie del genere mwatcmwatgCarduus, in particolare il mwatkcardo rosso e il mwatosaettone, e secondariamente del genere mwatsmwatwCirsium, manifestando una sostanziale oligofagia. Questi requisiti hanno riscosso l'interesse dei ricercatori del mwat0Dipartimento dell'Agricoltura degli Stati Uniti negli mwat4anni ottanta, prospettando l'ipotesi di uno sfruttamento per il controllo biologico dei cardi infestanti di origine europea negli mwat8USAcite-ref-27[27]cite-ref-28[28]cite-ref-29[29]. Importata alla fine degli anni ottanta da esemplari prelevati nel mwauwLazio, la specie si è diffusa e naturalizzata nel corso degli mwau0anni novanta in diverse regioni del mwau4Nordamerica e si sta rivelando efficace nel contenimento delle invasioni dei cardi selvaticicite-ref-mpd87-8-3[8]cite-ref-30[30].

I Sirfidi saprofagi

Le larve di molti sirfidi sono saprofaghe e vivono su materiale organico in decomposizione di varia natura. In funzione della natura del substrato, si riscontrano due habitat e relative etologie completamente distinte, perciò si suole discernere fra due gruppi funzionali di sirfidi saprofagi. Questa distinzione non ha alcuna attinenza con la tassonomia, anche se esiste uniformità all'interno dei singoli generi:

• gruppo dei saprofagi acquatici, comunemente chiamati mwawivermi a coda di topo;
• gruppo dei saprofagi terrestri.

I primi sono facilmente riconoscibili per l'habitat e per il marcato sviluppo del sifone respiratorio. Vivono in acque luride e il loro interesse è prettamente ecologico, in quanto, facendo parte delle mwawucenosi dei decompositori, svolgono un ruolo nei processi di mwawymineralizzazione dei mwawccicli biogeochimici. Le larve di questi Sirfidi possono rappresentare un rischio sanitario se assunte accidentalmente in cattive condizioni igienico-sanitariecite-ref-31[31].

I Sirfidi saprofagi terrestri, oltre a rivestire interesse come organismi decompositori, mostrano una potenziale utilità come mwaw0indicatori biologici del grado di maturità di un mwaw4ecosistemacite-ref-32[32]. Le larve di questi sirfidi vivono in materiali vegetali in decomposizione (lettiere forestali, legno marcescente, ecc.), soprattutto in ecosistemi forestali ma anche in ambienti antropizzati quali, ad esempio, gli agrosistemi, le oasi ecologiche, i parchi. L'analisi comparata delle componenti sirfidiche, relative all'entomofauna in diversi habitat più o meno antropizzati, ha messo in evidenza che il numero di specie censite ha una correlazione con il livello di mwaxmbiodiversità degli ambienti considerati. La biodiversità è strettamente collegata al grado di maturità di un ecosistema, raggiungendo la sua massima espressione negli ecosistemi allo stadio di mwaxqclimax. Sotto questo aspetto, il censimento delle specie di Sirfidi saprofagi presenti in un ecosistema, può dare indicazioni sul suo stato di degrado o, al contrario, di evoluzione. Il potenziale ambito di impiego non si limita ai soli ecosistemi forestali, ma può estendersi anche al monitoraggio di mwaxuaree protette di altri tipi, di agrosistemi condotti in regime di mwaxyproduzione integrata.

Un potenziale impiego dei sirfidi saprofagi è quello del trattamento di rifiuti organici e dei reflui. La documentazione specifica per i sirfidi è scarna e fa capo ai lavori di Lardé pubblicati negli mwaxganni ottanta sullo smaltimento e il riciclaggio dei sottoprodotti della lavorazione del mwaxkcaffècite-ref-33[33]cite-ref-34[34]cite-ref-35[35]cite-ref-36[36]. Dalla prima lavorazione del caffè si ottiene la polpa di caffè, un sottoprodotto formato essenzialmente dallo scarto della polpa della mwaysdrupa, di difficile smaltimento a causa dei notevoli quantitativi prodotti. Questo problema, sentito in particolare nelle regioni di coltivazione del caffè, è oggetto di ricerca finalizzata ad abbattere la carica inquinante di questo sottoprodotto. Le esperienze di Lardé, condotte fondamentalmente con larve di mwaywOrnidia obesa (Diptera: Syrphidae) e del più noto mway4mway8Hermetia illucens (Diptera: mwazaStratiomyidae), hanno messo in evidenza l'utilità dell'impiego del sirfide nel trattamento della polpa. I risultati dell'allevamento consistono nella riduzione della massa organica e della carica inquinante, accompagnata dal riciclaggio delle larve e delle pupe nell'industria delle bioproteine: le dimensioni dei pupari e delle larve e il tenore in mwaziproteine, superiore al 40% sul peso secco, sono tali da giustificarne l'impiego, dopo essiccazione, come mangimi ad alto tenore proteicocite-ref-37[37].

Filogenesi

Per l'assenza della mwazksutura frontale, i Sirfidi sono tradizionalmente inseriti nella sezione degli mwazoAschiza, comprendente le famiglie più primitive dei mwazsCyclorrhapha. Le analisi cladistiche, effettuate sui mwazwtaxa dei Brachiceri di rango elevato, concordano sulla stretta relazione fra i Syrphidae e i mwaz0Pipunculidae, che formano una linea evolutiva distinta sia dagli mwaz4Schizophora, i Ciclorrafi più evoluti, sia dagli altri Aschiza (mwaz8Platypezoidea mwa0asensu lato). Questo aspetto denota, da un lato, la natura mwa0eparafiletica e, quindi, il carattere artificiale della sezione Aschiza, da un altro la natura mwa0imonofiletica del clade Pipunculidae + Syrphidae, giustificando perciò l'inclusione di queste due famiglie nella superfamiglia dei mwa0mSyrphoidea. Restano tuttavia delle incertezze sull'esatta posizione in cui si colloca, nel mwa0qcladogramma dei Cyclorrhapha, il clade Syrphidae + Pipunculidae.

A prescindere sulle relazioni filogenetiche interne ai Platypezoidea mwa0ysensu lato, su cui non c'è ancora consenso, gli orientamenti più recenti vedono il clade dei Syrphoidea come linea primitiva di un clade comprendente quello degli Schizophora, che Yeates mwa0cet al. definiscono come "Eumuscomorpha"cite-ref-38[38]cite-ref-39[39]:

Sistematica

La famiglia dei Sirfidi è una delle più ricche nell'ordine dei mwa1oDitteri. Il numero complessivo delle specie conosciute è indefinito, in quanto l'elenco è soggetto a frequenti aggiornamenti con l'aggiunta di nuove segnalazioni. Secondo fonti differenti, il numero di specie stimato varia da oltre 5000cite-ref-matile-4-3[4]cite-ref-40[40] a 5500cite-ref-41[41] a oltre 6000cite-ref-bugg-5-4[5]cite-ref-mpd8889-42-0[42]cite-ref-43[43].

Incerto è anche il numero dei generi. Questa famiglia ha destato storicamente un notevole interesse e ancora oggi sono numerosi i ditterologi che si occupano dei Sirfidi. Questo interesse ha prodotto perciò una nutrita letteratura ricca di descrizioni e revisioni. Soprattutto negli ultimi decenni si sono succedute molteplici revisioni che hanno condotto ad uno stato di confusione per la coesistenza di numerose classificazioni discordanti per vari motivi:

• errori ortografici (mwa3ymisspelling)
• errate determinazioni
• sinonimie
• proposte di riduzione al rango di sottogenere di numerosi generi.

Quest'ultimo aspetto è quello che presenta la criticità più marcata: negli ultimi decenni si è sviluppata la tendenza a raccogliere generi affini come sottogeneri di un unico mwa3staxon, soprattutto sulla base di analisi cladistiche in stato di continua rielaborazione. Perciò le proposte di revisione, per quanto autorevoli, non sempre sono accolte nella pubblicazione delle banche dati e dei cataloghi, che spesso fanno riferimento a nomenclature storicamente riconosciute ma probabilmente obsolete. Thompson (2005) indica in 293 il numero di genericite-ref-leiden-44-0[44]. Questo dato, basato sulla nomenclatura adottata fino agli mwa4aanni settanta è in evidente contrasto con i lavori a cui lo stesso Thompson ha preso parte: nel secondo volume del mwa4eManual of Nearctic Diptera (1987), Vockeroth & Thompson indicano 180 generi e, nel terzo volume del mwa4iManual of Palearctic Diptera (1998), Thompson & Rotheray indicano 188 genericite-ref-mpd8889-42-1[42]cite-ref-45[45]. Il BioSystematic Database of World Diptera, mantenuto da Thompson mwa4wet al. e aggiornato con l'adozione dello spostamento di numerosi generi storici al rango di sottogenere, supporta le impostazioni, in materia di nomenclatura, riportate nei due manuali del 1987 e del 1998, poiché sarebbero circa 200 i nomi dei generi ritenuti validi.

Analogamente incerta e confusa è la suddivisione tassonomica nei mwa5qtaxa intermedi fra quello di famiglia e quello di generi. Mentre c'è una sostanziale omogeneità, in letteratura, nella suddivisione in sottofamiglie, a prescindere dalle sinonimie, gli schemi di suddivisione in tribù e sottotribù sono alquanto variegati, sia per le molteplici sinonimie sia per gli accorpamenti di mwa5utaxa o gli scorpori. L'attuale orientamento è quello di mantenere uno stato di provvisorietà in attesa degli sviluppi dell'analisi cladistica: la classificazione tradizionale si basa fondamentalmente sulla morfologia degli adulti anche nelle analisi cladistiche, ma recenti lavori, che stanno approfondendo le relazioni filogenetiche basate sui caratteri larvali, stanno conducendo a schemi tassonomici nettamente differenti da quelli tradizionali. In particolare, l'analisi dei caratteri larvali porterebbe alla conclusione che il genere mwa5yVolucella è mwa5gpolifiletico e questa condizione, unitamente ad altre, stravolgerebbe l'attuale schema di classificazione rendendolo obsoletocite-ref-mpd8889-42-2[42]. Allo stato attuale, la tassonomia dei Sirfidi si basa fondamentalmente sullo schema definito da Thompson & Rotheray nel mwa50Manual of Palearctic Diptera (1998), ma gli Autori ribadiscono la provvisorietà di questa suddivisione, in attesa di una generale ed esaustiva revisione che riassuma, nel complesso, sia i caratteri degli adulti sia quelli delle larvecite-ref-mpd8889-42-3[42].

Prescindendo dalle suddette considerazioni, la suddivisione di Thompson & Rotheray si articola in tre sottofamiglie e 14 tribù, di cui 10 nella sottofamiglia degli Eristalinae e quattro nella sottofamiglia dei Syrphinae. I Microdontinae sono invece formati da un unico raggruppamento di generi, non considerato come tribù.

• Sottofamiglia Eristalinae

• Tribù Brachyopini (=Chrysogasterini)
• Tribù Callicerini
• Tribù Cerioidini (=Ceriini)
• Tribù Eristalini (=Sericomyiini)
• Tribù Eumerini (=Merodontini)
• Tribù Milesiini (=Xylotini)
• Tribù Pipizini
• Tribù Rhingiini (=Cheilosiini)
• Tribù Spheginobacchini
• Tribù Volucellini

• Sottofamiglia Microdontinae
• Sottofamiglia Syrphinae

• Tribù Bacchini (=Melostomatini)
• Tribù Paragini
• Tribù Syrphini (=Chrysotoxini)
• Toxomerini

Lo schema precedente diverge in modo sostanziale da alcuni schemi che sono ampiamente ricorrenti, come succede ad esempio per i Milesiini, spesso scorporati in due tribù distinte (Milesiini mwa9usensu stricto e Xylotini) o l'uso del sinonimo Merodontini in luogo di Eumerini.

Fossili

La famiglia è ampiamente rappresentata nei reperti fossili del mwa9gCenozoico dall'mwa9kEocene al mwa9oMiocene, con oltre 80 specie descrittecite-ref-mpd93-46-0[46]cite-ref-evenhuis-47-0[47]. A questi si aggiungono inoltre altri reperti fossili non determinati risalenti al mwa-mCenozoico (Eocene e Miocene) e al mwa-qCretaceocite-ref-evenhuis-47-1[47]. In ogni modo, nessun fossile classificato risale al Cretaceo.

Quasi un terzo delle specie determinate sono attribuite a generi esistenti e non si rilevano sostanziali differenze morfologiche fra i fossili e le specie viventi. Le restanti specie sono attribuite a generi estinti, ma la classificazione è ritenuta, nella maggior parte dei casi, obsoleta: una parte sostanziale della documentazione sui generi estinti si deve ai lavori di Hull negli mwa-oanni quaranta, con classificazioni basate su criteri ormai superati, perciò gran parte della classificazione dei generi estinti resta indeterminata e necessita di una sostanziale revisionecite-ref-mpd93-46-1[46].

Distribuzione

La famiglia dei Sirfidi è mwa-ccosmopolita. È presente in quasi tutte le regioni del pianeta, fatta eccezione per le regioni desertiche del mwa-gVecchio Continente, l'mwa-kAntartide e le isole prossime al continente antartico. La distribuzione vede una particolare concentrazione nell'mwa-oemisfero boreale, dove l'areale si estende fino alle mwa-slatitudini più estreme. Almeno dieci sono i generi mwa-wcosmopoliti e ad ampia distribuzione: mwa-0Allograpta, mwa-8Ceriana, mwbaemwbaiEristalinus, mwbammwbaqEristalis, mwbauEumerus, mwbacEupeodes, mwbakMicrodon, mwbasmwbawMilesia, mwba0Syritta e mwba8Xanthandrus. Altri undici generi hanno un'ampia distribuzione e sono assenti o non segnalati solo in una regione: mwbbeChrysotoxum, mwbbmMallota, mwbbuMyolepta, mwbbcSyrphus, e mwbbkRhingia mancano solo nell'mwbbsAustralasia, mwbbwMelanostoma, mwbb0Merodon mwbb8Paragus, mwbceSphaerosphoria e mwbcmXylota nell'mwbcuecozona neotropicale, mwbcyPlatycheirus nell'mwbcgecozona afrotropicale.

Secondo il catalogo di mwbcoFauna Europaea, in mwbcsEuropa sono presenti circa 830 specie ripartite fra 91 genericite-ref-48[48]. La nomenclatura adottata dalla banca dati, tuttavia, tratta al rango di genere anche i sottogeneri. Adottando quella del BioSystematic Database of World Diptera, il numero di generi europei si riduce a 76, comprendendo 14 sottogeneri e un mwbdasinonimo minore.

Nel complesso, il catalogo dei Sirfidi europei, in base alla classificazione di Thompson & Rotheray, è riassunto nella seguente tabella:

| Sottofamiglia | Tribù | Specie | Generi | Generi più rappresentativi per numero di specie |
|---|---|---|---|---|
| Eristalinae | Brachyopini | 85 | 8 | Orthonevra (21), Brachyopa (15), Chrysogaster (15) |
| Eristalinae | Callicerini | 7 | 1 | Ceriana |
| Eristalinae | Cerioidini | Assenti in Europa | Assenti in Europa | Assenti in Europa |
| Eristalinae | Eristalini | 63 | 7 | Eristalis (20), Mallota (10), Sericomyia (10) |
| Eristalinae | Eumerini | 147 | 3 | Merodon (84), Eumerus (59) |
| Eristalinae | Milesiini | 63 | 15 | Xylota (13), Chalcosyrphus (12) |
| Eristalinae | Pipizini | 50 | 5 | Pipizella (19), Pipiza (15), Heringia (11) |
| Eristalinae | Rhingiini | 153 | 7 | Cheilosia (135) |
| Eristalinae | Spheginobacchini | Assenti in Europa | Assenti in Europa | Assenti in Europa |
| Eristalinae | Volucellini | 7 | 2 | Volucella (6) |
| Microdontinae | | 6 | 1 | Microdon |
| Syrphinae | Bacchini | 64 | 7 | Platycheirus (51) |
| Syrphinae | Paragini | 27 | 1 | Paragus |
| Syrphinae | Syrphini | 148 | 18 | Eupeodes (21), Sphaerophoria (21), Chrysotoxum (20), Epistrophe (13), Melangyna (13) |
| Syrphinae | Toxomerini | Assenti in Europa | Assenti in Europa | Assenti in Europa |

In mwbmqItalia, come in molte altre regioni, il numero di Sirfidi si arricchisce di anno in anno con la descrizione di nuove mwbmuspecie. Una lista della fauna italiana del 1995 segnalava la presenza in Italia di circa 440 speciecite-ref-49[49] e attualmente il numero di specie segnalate è salito a circa 500cite-ref-50[50].

Note

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cite-note-22. mwbn4mwbn8Thompson e Rotheray,mwboa p. 86.
cite-note-33. mwboqmwbouBurgio e Ferrari,mwboy p. 44.
cite-note-matile-44. mwbpamwbpeMatile,mwbpi pp. 379-381.
cite-note-bugg-55. mwbp4Robert L. Bugg, mwbp8mwbqaHabitat manipulation to enhance the effectiveness of aphidophagous hover flies (Diptera: Syrphidae), su mwbqeSustainable Agriculture, University of California, 1992. mwbqiURL consultato il 19 giugno 2008 mwbqm(archiviato dall'mwbqqurl originale il 25 luglio 2008). (In inglese).
cite-note-burgio4546-66. mwbqwmwbq0Burgio e Ferrari,mwbq4 pp. 45-46.
cite-note-viggiani7980-77. mwbrymwbrcViggiani,mwbrg pp. 79-80.
cite-note-mpd87-88. mwbsimwbsmThompson e Rotheray,mwbsq pp. 87-88.
cite-note-99. Fa eccezione la sola specie mwbsgVolucella inflata, le cui larve sono saprofaghe.
cite-note-1010. mwbs0mwbs4Burgio e Ferrari,mwbs8 p. 49.
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Collegamenti esterni

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